We don't see things as they are, we see them as we are ...

Giuseppe Pepe

La storia della Bottega Margutta va ben oltre l’apertura della porta al civico 58 dell’omonima, leggendaria via di Roma, la via degli artisti per eccellenza.
La nostra storia risale ai tempi e alla figura di un signore napoletano, Giuseppe Pepe, persona di grande fascino, esperienza e conoscenza, ricco di estro e fantasia, bello, galante, dall’innato savoir faire.
Classe 1890, il Commendator Pepe, così lo chiamavano tutti, aveva, come si diceva ai tempi, una spiccata inclinazione
all’arte del commercio. Era infatti, nel suo ambito di lavoro e nel suo modo di essere, un uomo di mondo, ricco di legami e amicizie di ogni genere: noto e apprezzato battitore d’asta, viaggiava per tutta l’Italia: Milano, Salsomaggiore, Fiuggi, ma soprattutto tra Roma e Napoli, dove non era raro vederlo accompagnarsi ai grandi nomi dell’arte contemporanea.
Il Commendatore s’ intratteneva e discuteva d’arte per ore con il talentuoso e tormentato scultore Vincenzo Gemito oppure si ritrovava con l’amico Aleksej Vladimirovic Isupov, chiamato in Italia Alessio Issupov, artista russo e nome di punta del milieu internazionale artistico che si radunava nella Capitale tra gli anni Venti e Trenta.

Erano quelli i tempi in cui gli artisti del commercio, qualsiasi esso fosse, creavano tra loro legami forti e longevi, all’insegna di uno scambio personale di qualità e di una sincerità che i tempi moderni hanno perduto. Fra tutti i colleghi, il Commendatore dibatteva di antiquariato con Augusto Jandolo, grande amico e anch’egli erede di una già lunga tradizione antiquaria di famiglia.
Augusto Jandolo aprì la sua bottega al civico 53, poco lontano da quella che, non molto tempo dopo, sarebbe stata la Bottega Margutta. Ai tempi era proprio la bottega di Jandolo uno dei punti nevralgici dell’attività in via Margutta: era infatti Augusto un notissimo collezionista, esperto e conoscitore della Romanità, cuore pulsante di una comunità di intellettuali e accademici che in via Margutta respiravano non solo i profumi del vecchio impero ma anche le nuove brezze da tutto il mondo.
Il Commendatore accresceva qui, nella folta comunità di amici e artisti, il suo sapere che avrebbe trasmesso nel tempo ai suoi eredi.

Ai tempi del Commendator Pepe ci si conosceva tutti, grandi collezionisti, esperti, ammiratori, appassionati d’arte. Roma e in particolare via Margutta erano un microcosmo dove si vivevano emozioni intense: la frenesia per l’arte in ogni sua forma, la curiosità dei cultori della bellezza, che vi passeggiavano mattino e sera per godere di quell’atmosfera che solo lì si poteva respirare, incontrando magari anche le celebrità che quasi abitavano la strada.
Per il jet set italiano e straniero, via Margutta era una tappa obbligata, non tanto per gli acquisti, lo shopping dei giorni nostri, quanto per intrattenere legami e restare aggiornati sulle tendenze dell’arte, della cultura, del mercato antiquario. Così i paparazzi inseguivano una sorridente Audrey Hepburn o i curiosi chiedevano l’ autografo a una biondissima Brigitte Bardot, mentre Marlon Brando frequentava l’ atelier di Novella Parigini al 53b e Franco Zeffirelli sarebbe stato di casa alla Bottega Margutta.

Anna Pepe

La Bottega Margutta apre negli anni Cinquanta grazie a una delle figlie del Commendatore,
Anna. Era la maggiore di cinque fratelli: dopo di lei Liliana, Linda, Gianni e la più piccola, Nadia, portata via a soli cinque anni dal tifo.
Anna era una donna che rappresentava perfettamente non solo lo spirito libero e d’avanguardia che animava via Margutta, ma anche lo spirito forte, dinamico, intraprendente della famiglia Pepe. Anna precorreva i tempi, già da quando, ancora ragazzina, seguiva il padre nei suoi viaggi, in avventure commerciali all’insegna di arte, storia e cultura. Quando il Commendator Pepe, ancora prima della Seconda Guerra mondiale, lasciava la famiglia e Napoli per allestire mostre, Anna era con lui, come all’epoca avrebbe fatto un maschio primogenito: curiosa, ansiosa di imparare il mestiere del padre, di non lasciarsi sfuggire nemmeno un segreto dell’
arte del commercio.
Così Anna, finita la guerra, a pochi passi dalla galleria dell’amico di famiglia Augusto Jandolo, apre a Roma La Bottega Margutta ed è l’inizio di una nuova epoca
e di un nuovo proficuo percorso di lavoro.

Spostiamo quindi la nostra storia dal Commendatore, che continuerà a lavorare e commerciare nell’arte restando un punto fermo per la nuova generazione dei Pepe, a sua figlia Anna, una delle primissime donne imprenditrici nel campo dell’antichità, brillante, esuberante, ricca di idee e intuizioni. Sono gli anni della “Dolce Vita”: gli attori di Hollywood sono di casa nei negozi e nelle gallerie di via Veneto e dintorni. Cresce ancora di più lo spessore storico e culturale di via Margutta, che ora, dopo la pittura, la scultura, la musica e il cinema abbraccia e accoglie nei suoi fascinosi angoli la moda. Anna apre le porte del suo negozio ai sarti della haute couture

 

Gianni Pepe

La Bottega è uno spazio di grande effetto, ricco di oggetti che si fanno ammirare, scenario perfetto per questo o quel servizio di moda. Gli anni Sessanta e il boom economico italiano sono causa di una inedita spinta culturale che si riversa anche nel mondo dell’antiquariato: nella Bottega e in tutta via Margutta c’è più fermento che mai, nell’aria si respira entusiasmo, il domani è per tutti, pieno di promesse. Anna non è l’unica dei figli del Commendatore a seguirne le orme. Gianni, unico maschio e fratello più piccolo, crescendo, ha maturato la passione di famiglia e porta avanti anche lui questa storia di padri e figli, di amore e commercio d’arte e antichità; apre il suo negozio di antiquariato a via Fontanella Borghese, in uno scorcio romano quasi segreto che porta direttamente alla Barcaccia, sotto Trinità dei Monti. Lo apre insieme a sua moglie Anna, si chiama Anna anche lei come la sorella maggiore, la quale scopre di condividere con il marito una incredibile passione ed entusiasmo per questo ambito di lavoro. Gianni apre il suo negozio nel 1948 e inizia a viaggiare con sua moglie in Italia e in Europa, in Francia e soprattutto in Inghilterra alla ricerca di mobili, oggetti e quadri da proporre, che vengono scelti attraverso un innato senso del gusto e del commercio, una delle eredità impagabili di quel nonno da cui tutto inizia. C’è la stravaganza, l’unicità, ci sono la bellezza e la raffinatezza, il dettaglio perfetto o il difetto originale.
Gianni porta con sé anche Giuseppe e Laura, i suoi figli, che a dodici e otto anni iniziano a conoscere l’affascinante mondo dell’antiquariato. Gianni e la famiglia costruiscono il loro stile e nel 1964 si spostano in via Borgognona in una galleria antiquaria dove l’ insieme eterogeneo dei pezzi contribuisce allo splendore dell’ambiente: la boutique antiquaria si trova infatti in una parte del complesso di Palazzo Fendi.

Questa nuova avventura prevede anche l’ apertura di una casa d’aste, la Casa d’Aste di Palazzo Bernini, in via della Mercede, che Gianni condividerà con la sorella Linda e il cognato, Renato Boni, entrambi esperti conoscitori d’arte e genitori di un futuro critico, Franco Boni, e di una formidabile venditrice che promuoverà le prime vendite televisive, Paola Boni.

La secondogenita del Commendatore, Liliana, che vivrà molto in giro per il mondo avendo sposato un giornalista australiano, non farà l’antiquaria, ma avendo posato per diversi ritratti in costume sardo ad opera di Romualdo Locatelli, amico di famiglia e abituée di via Margutta, entrerà comunque in maniera indiretta nel mondo dell’Arte.

Laura e Giuseppe Pepe

Quando Anna Pepe apre la sua Bottega ha 35 anni e la sua vita personale, così come quella della galleria, vanno avanti con grande fervore ed energia. Ci sono molte cose da fare, una vita piena da vivere. Solo alla fine degli anni Settanta, Anna decide che è arrivato il momento di un meritato riposo. Può cedere alla stanchezza dell’età, ma quello che ha costruito non ha nessuna intenzione di metterlo a riposo.
Si rivolge a Laura e a Giuseppe, i figli di Gianni, suoi nipoti. Loro sono cresciuti respirando l’ aria vissuta delle antiche case e dimore in Inghilterra o in Scozia, hanno visitato negozi e mercati in Francia e in tutta Italia, sono giovani e hanno la passione dei Pepe per questo commercio. Il passaggio del testimone avviene con grande naturalezza e la nuova Bottega Margutta viene inaugurata nel 1980.

Laura e Giuseppe aprono quindi le porte di un nuovo negozio, dove le regole insegnate dal nonno, il Commendator Pepe, restano le fondamenta dell’attività, arricchita dall’ esperienza personale dei loro genitori. La qualità dei mobili, la qualità nei rapporti personali, l’attenzione e la cura per ogni singolo oggetto e per ogni persona.
La ricerca, mai frettolosa. La cultura, mai abbastanza. La comunità di via Margutta, seconda famiglia.
Laura e Giuseppe traghettano quindi la Bottega attraverso gli anni Ottanta e poi i Novanta e poi un nuovo secolo! I tempi del Commendatore si allontanano sempre di più ma lo spirito non cambia mai e anche la vita a via Margutta corre sempre avanti eppure in qualche modo resta sospesa nei suoi fasti, nelle sue gioie e scoperte, nelle celebrazioni di arte e antichità tra i vecchi testimoni e le nuove generazioni.

Per via Margutta, dagli anni della Dolce Vita ad oggi, la memoria storica di questo Palcoscenico dell’Arte è da riconoscere e attribuire ad un signore, gallerista anche lui, ma di arte moderna e contemporanea con la sua “Galleria Vittoria” al civico 103, Enrico Todi. Enrico è un ragazzo di quasi novant’anni, che accompagnerà Laura all’interno della vita e degli intrecci della strada e nascerà fra di loro una collaborazione fantastica fatta di complicità ma soprattutto di un grande affetto. Enrico ha una personalità incredibile, è eclettico, estroso, è incredibilmente acculturato e stravagante. Nel corso degli anni i fratelli Pepe diventano una parte fondamentale di via Margutta.


Laura è Presidente dell’Associazione Internazionale Via Margutta ed Enrico Todi ne è il vice presidente e lavoreranno insieme per quindici anni; la vita nella strada degli artisti non si ferma mai, di notte non si dorme di certo. Si susseguono eventi culturali e artistici di ogni genere e anche in questa epoca il mondo della moda ma soprattutto del cinema, entra molto frequentemente in via Margutta. Si organizzano premi e manifestazioni che ospitano, omaggiandoli, la famiglia Mastroianni, Erminia Manfredi, Pupi Avati, Gigi Proietti, Gigi Magni, il Maestro Luigi Ontani, la Fondazione “Amici dei Locatelli”, il Maestro Trovajoli, Giulio Andreotti, tutti amici di via Margutta e testimoni di un fervore culturale che continua passando per molti, tanti, nomi capitolini e internazionali.
Via Margutta ha il privilegio di accogliere tutti e la Bottega Margutta rimane uno dei luoghi in cui notoriamente si possono incontrare personaggi famosi o interessanti e trovare pezzi divertenti, strani e prestigiosi, dove il filo conduttore è quello da sempre coltivato dai Pepe: una esclusiva eccentricità!

La Bottega Margutta, Laura e il Trentino

Nel 2016, un nuovo capitolo si apre per La Bottega Margutta. Spinta da un amore personale per le vette Trentine e la serenità di Cavalese, perla della Val di Fiemme, Laura vi apre una seconda Bottega.
Qui, la ricercatezza della Bottega di via Margutta a Roma, si intreccia a una profonda ricerca personale e professionale nel
Tiroler Bauernmöbel
, l’antiquariato tirolese che racconta una storia di folklore e dimensione umana davvero unica nel panorama europeo. Anche Laura, come il nonno, inizia a fare avanti e indietro, stavolta tra Roma e Cavalese. I tempi però sono cambiati e adesso La Bottega Margutta può farsi forte di una gestione informatica e di una modalità di commercio che certamente il Commendator Pepe, Anna e Gianni avrebbero apprezzato per le possibilità incredibili che offre. Siamo quindi arrivati qui, oggi, a una nuova generazione di Pepe e a una nuova tipologia di arte del commercio: la presenza online e il digital marketing. Attraverso i social e il sito web, attraverso l’e-commerce, oggi Laura, suo figlio Pietro e Giuseppe Pepe continuano a tramandare qualcosa di unico e soprattutto antico: lo spirito della famiglia.

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