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	<title>1900 Archivi - La Bottega Margutta</title>
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	<title>1900 Archivi - La Bottega Margutta</title>
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		<title>Giacomo Vittone, artista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[LBM]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2019 12:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1900]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cenni di vita e percorsi di Giacomo Vittone, riferimento culturale e artistico nel 1900, fra il Trentino e il Lazio</p>
<p>L'articolo <a href="https://labottegamargutta.com/home/giacomo-vittone-artista/">Giacomo Vittone, artista</a> proviene da <a href="https://labottegamargutta.com/home">La Bottega Margutta</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sembra quasi seguire in parallelo la vita, le passioni e i percorsi compiuti dalla Bottega Margutta: <strong>Giacomo Vittone</strong>, torinese di nascita, scoprirà negli anni Trenta l&#8217;amore che le bellezze del trentino suscitano negli animi sensibili a vette e panorami sconfinati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo una esperienza nella Prima Guerra mondiale che lo forma come giovane uomo nel Carso, e che lo vede partecipare alla sconfitta di Caporetto, <strong>Giacomo Vittone</strong> non rinuncia, come molti prima di lui, all&#8217;arte come medicina e linguaggio. L&#8217;annientamento che spesso si porta dentro chi ha vissuto l&#8217;esperienza della guerra, Vittone lo sconfigge proseguendo un percorso di sperimentazione e studio iniziato già nei primissimi anni del secolo presso lo studio dei fratelli Gatti a Torino. Con la fine della Prima Guerra mondiale però, è necessario seguire anche dei percorsi lavorativi e finisce così per lavorare in banca, sposandosi poi in Istria alla fine degli anni Venti. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1920" height="1440" src="https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/03/fiume-olio-su-carta-di-giornale-fto-gvittone-1980.jpg" alt="" class="wp-image-18948" srcset="https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/03/fiume-olio-su-carta-di-giornale-fto-gvittone-1980.jpg 1920w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/03/fiume-olio-su-carta-di-giornale-fto-gvittone-1980-300x225.jpg 300w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/03/fiume-olio-su-carta-di-giornale-fto-gvittone-1980-1024x768.jpg 1024w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/03/fiume-olio-su-carta-di-giornale-fto-gvittone-1980-768x576.jpg 768w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/03/fiume-olio-su-carta-di-giornale-fto-gvittone-1980-1536x1152.jpg 1536w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/03/fiume-olio-su-carta-di-giornale-fto-gvittone-1980-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il matrimonio lo porta a trasferirsi in quella che sarà la culla del suo benessere mentale e artistico, la piccola e pittoresca <em>Riva del Garda</em>. Vi è a poca distanza, però, qualcosa che si incide profondamente nel suo spirito: è un luogo abbandonato dove la Seconda Guerra mondiale riesce a non arrivare. Si tratta di <em>Canale di Tenno</em>, un luogo di cui il torinese si innamora e che condivide nelle sue espressioni artistiche con la sua Riva, dove con pazienza e il sostegno degli artisti locali nonché della comunità, istituisce il museo civico con annessa biblioteca, uno sforzo personale compensato da grandi successi e dalla nascita di un ambiente culturale locale che ancora oggi trova stimolo nel suo ricordo e nella sua guida spirituale. A lui oggi vengono ancora dedicati libri, saggi, mostre alla memoria, a dimostrazione che ciò di cui spesso una comunità ha bisogno, è la vera e concreta azione culturale, la gioia della condivisione e la spinta ad andare sempre oltre i confini territoriali, buttandosi nei campi delle grandi espressioni, come l&#8217;arte. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante gli anni Sessanta, Vittone compie un viaggio al contrario, scendendo dal Trentino nel Lazio, dove si trasferisce a Ostia per questioni legate alla famiglia. Qui inizia una fase della sua vita artistica che lo vede più frenetico e spinto verso tentativi ed evoluzioni di temi e materiali, sempre con un occhio puntato però verso l&#8217;Espressionismo più puro. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" src="https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/11/olio-su-tela-scena-di-barche-a-vela-giacomo-vittone-1960.jpg" alt="" class="wp-image-19776"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Vittone è noto e quotato oggi per le sue opere caratteristiche e particolari: gran parte della sua produzione consiste di basi uniche, come cartoni o fogli di giornale, ricchi di colore, scorci di una comunità o di un paesaggio, di vita quotidiana o di stanze, elementi urbani, oggetti di vita. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi a Canale di Tenno, non più abbandonato, esiste la <strong><em>Fondazione Giacomo Vittone</em></strong>, che raccoglie e mette in mostra le opere dell&#8217;artista e utilizza i suoi lasciti per contribuire al tessuto spirituale e artistico locale. <strong>Giacomo Vittone</strong> è morto quasi centenario a Ostia, lasciando un grande numero di opere che oggi è diviso tra la Fondazione e il museo civico cittadino e le collezioni dei privati, amatori o investitori che è possibile trovare alle aste dove ogni tanto viene battuta una sua opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Bottega Margutta ha una discreta collezione di opere relative al secondo periodo, quello Laziale, di <strong>Giacomo Vittone</strong> <a href="https://labottegamargutta.com/home/?s=vittone">disponibili nello shop</a></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" src="https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/11/oliosu-tela-barche-in-acque-calme-giacomo-vittone-1971.jpg" alt="" class="wp-image-19777"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">  </p>
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		<title>Abbiamo visitato la mostra «Da Tiziano a Bacon»&#8230; ed è stato bellissimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[LBM]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2019 14:31:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1500]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nostra recensione dell'impressionante esposizione di pittura, scultura e arti antiche, visitabile al Museo di Palazzo Doebbing a Sutri (VT) fino al gennaio 2020.</p>
<p>L'articolo <a href="https://labottegamargutta.com/home/abbiamo-visitato-la-mostra-da-tiziano-a-bacon-ed-e-stato-bellissimo/">Abbiamo visitato la mostra «Da Tiziano a Bacon»&#8230; ed è stato bellissimo</a> proviene da <a href="https://labottegamargutta.com/home">La Bottega Margutta</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La nostra recensione sulla mostra e sullo spazio espositivo di Palazzo Doebbing rimesso a disposizione del pubblico grazie a un accordo tra l&#8217;attuale sindaco di Sutri, Vittorio Sgarbi, e Sua Eminenza Monsignor Romano Rossi, vescovo della diocesi di Civita Castellana. Una occasione rarissima di vedere dal vivo, e in esposizione inedita, opere d&#8217;arte impressionanti per valore e importanza storica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Abbiamo ammirato, <em>a un sospiro di distanza</em> tra noi e la tela, dei Grandi: da Guttuso a Francis Bacon, da Tiziano a Rousseau, incorniciati dalle sale e dai soffitti di un ex palazzo vescovile la cui cura e dettagli prestigiosi, contribuiscono a trasportarci nel passato, in un altro livello di magnificenza e sensazioni artistiche. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://museopalazzodoebbing.it/wp-content/uploads/2018/09/DSC_5055_ps-1-e1536162372386.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiuso per lungo tempo, in una posizione panoramica che sovrasta parte del paese di Sutri, in provincia di Viterbo, Palazzo Doebbing vale la passeggiata di circa un&#8217;ora e mezza da Roma e meno di un&#8217;ora da Viterbo. Un ingresso con giardino, dove già si ammirano dei bronzi, permette di guardare un panorama ampio, limpidissimo nella giornata della nostra visita. Ammiriamo il verde e i tetti sotto di noi, ammiriamo in lontananza le torri di un castello nei pressi di un lago, ammiriamo la torre che ci sovrasta e allunga la sua ombra, protettiva e accogliente, verso il piccolo prato dove sostiamo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Palazzo Doebbing ha grosse mura spesse, porzioni di tradizionale tufo a vista, pavimenti di antichissimi mattoni in cotto. I soffitti sono alti e scopriremo che ogni stanza ha il proprio: diverso, importante, a volte con la stratificazione del tempo mantenuta a vista. Ci sentiamo come visitatori privilegiati di spazi dove non è affatto difficile immaginare tonache scure e passi felpati, bisbigli, luci dell&#8217;alba che schiariscono le tante sale dei tre piani, luminosissimi, su cui si sviluppa l&#8217;esposizione attuale.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://museopalazzodoebbing.it/wp-content/uploads/2018/09/DSC_5014_1.jpg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Soffitto in una delle sale del Palazzo</figcaption></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dall&#8217;aprile 2019 al gennaio 2020, è possibile passeggiare per Palazzo Doebbing ammirando, senza nessuna teca protettiva o cordone di separazione, senza nessun filtro, senza nessun ostacolo spaziale, le tele e le opere di artisti il cui nome fa sognare. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Durante la nostra visita, siamo solo noi e queste opere, noi e nessun altro: una coppia di turisti tedeschi compare ogni tanto incrociando i nostri percorsi, ammutoliti dalla possibilità di portare gli occhi talmente vicini al queste meraviglie, da ammirarne le singole pennellate, vedervi addirittura una setola rimasta incastrata in un verde meraviglioso. Loro e noi siamo senza parole per questo annullamento spazio-temporale che ci permette di <em>respirare la tela</em> alla stessa distanza in cui lo fecero gli artisti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">All&#8217;ingresso ci accoglie (in esposizione permanente), unico elemento protetto in una teca, l&#8217;antichissimo <strong>Efebo di Sutri</strong>, scoperto per caso in un terreno durante degli scavi agricoli. Un mistero che vivrà per sempre, questo bellissimo Efebo davvero ben conservato: ripescato dalla terra a testa in giù, abbandonato in mezzo al niente, dove le indagini degli archeologi non hanno trovato segno di vita. Forse un esemplare caduto durante un viaggio, una refurtiva nascosta, uno scherzo dimenticato? </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://www.tusciaweb.eu/wp-content/uploads/2016/12/MG_2557.jpg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Foto: Tusciaweb</figcaption></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La scelta, dopo aver ringraziato l&#8217;Efebo per il suo benvenuto, è quella di salire o scendere. Se scendiamo, arriviamo subito alle cantine che ospitano una mostra di fotografia contemporanea molto emozionante e visivamente notevole. Sono i tritratti degli <strong>ultracentenari</strong> di un paesino della Sardegna, volti nitidisissimi su sfondi ben delineati e che raccontano il background di storie individuali che, nell&#8217;atmosfera semibuia e più fredda della cantina, si vivono sulla pelle, così vicine e grandi ai nostri occhi. Possiamo ammirare su grandi pannelli i dettagli delle fotografie, con tutta calma: il silenzio, le luci basse, l&#8217;atmosfera chiusa e fresca della cantina, ci regalano dei momenti di apprezzatissima solitudine, confortante. Anche i nostri pensieri, così come le foto di<strong> Carlos Solito</strong> e di questa mostra, intitolata <strong><em>A Chent&#8217;annos</em></strong> (A Cent&#8217;anni in logudorese), sono limpidi e fermi. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://museopalazzodoebbing.it/wp-content/uploads/2019/06/carlossolito_museopalazzodoebbing_sutri_dialoghiasutri_vittoriosgarbi.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Torniamo su: se l&#8217;anticipo della mostra, le fotografie di Solito, ci danno un&#8217;idea di ciò che vedremo, abbiamo già i brividi di gioia. <br>Ci accolgono subito le tele, enormi e dai colori meravigliosi, di <strong>Luca Crocicchi</strong>, tele davanti a cui si ha l&#8217;impressione di entrare completamente: sono sentieri e spazi in cui domina il verde smeraldo, leggermente offuscato come se guardassimo la scena di un sogno. I colori chiari sono pastello, ma quel verde che fa da filo conduttore in queste tele, o che almeno a noi <em>semplici amatori e non critici</em>, sembra farci da guida in uno scorcio dopo l&#8217;altro&#8230; è vibrante e vivo, ed è bellissimo stare fermi lì davanti e immaginare di esserci in mezzo. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://museopalazzodoebbing.it/wp-content/uploads/2019/06/lucacrocicchi_pittore_palazzodoebbing_sutri_dialoghiasutri_vittoriosgarbi.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci accorgiamo da subito che le sale di Palazzo Doebbing sono generose: i portoni e i soffitti ci hanno subito fatto innamorare, non sappiamo dove guardare e abbiamo voglia di muoverci e di spostarci da una sala all&#8217;altra, contemporaneamente, di guardare fuori il panorama dalle luminose finestre, di guardare da vicino i bronzi di <strong>Ernesto Lamagna</strong>, il cui impatto è doloroso; scatena in noi la morbosità verso l&#8217;aspetto più oscuro della realtà e dell&#8217;arte. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vedremo a bocca aperta la grandezza, non solo letterale, di due opere pregiatissime: <strong>L&#8217;Immacolata</strong>, di <em><strong>Scipione Pulzone</strong></em> (1581), e <strong>L&#8217;Estasi di San Francesco</strong> di <em><strong>Tiziano</strong></em> (1561), dai colori e dalla potenza ancora esplosivi. Non si può commentare granché davanti a opere di questo livello, perché il peso della Storia e il valore culturale di quest&#8217;arte, sono una eredità che parla da sola al posto nostro. <br>Come per dare respiro al visitatore, le sale del palazzo con il loro silenzio e l&#8217;ampiezza, mostrano timidamente dettagli architettonici su cui si fa una pausa: un grande camino coperto, fregi alle pareti, affreschi decorativi discreti. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://museopalazzodoebbing.it/wp-content/uploads/2019/04/per-sito-1-e1555768065674.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La nostra visita solitaria continua, davanti alla serie di autoritratti di <strong>Fausto Pirandello</strong>. Di lui ancora non sappiamo niente, ma prendiamo disarmati quello che le sue opere trasmettono: il suo volto cambia, cambiano i colori, cambiano le emozioni. Pirandello sembra essere un uomo (e forse anche un artista) abbastanza tormentato, in bilico tra il rimpianto di una serenità che si nota in alcuni autoritratti puliti, sereni e giovanili, e la cupezza e la depressione che lo vedono ritrarsi con espressioni stravolte, stanche, abbattute. Salta subito all&#8217;occhio la delicatezza del tratto ma soprattutto il contrasto con ciò che viene rappresentato: i volti di Pirandello sono una esperienza da viversi in silenzio, un po&#8217; impacciati, un po&#8217; mortificati del non saper cogliere tutta la storia che vi è nascosta dietro. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Molto più corposi in termini di angoli e colori, i quadri di <strong>Ottone Rosai</strong>, che ci raccontano anche qui una storia di emozioni contrastanti. Cioè che Rosai ci trasmette è la sensazione di avere davanti una pittura aggressiva, decisa, piena di idee: vediamo opere dove ci sono figure e linee ben marcate ma i colori non sono vibranti, sono pesanti, a volte si inseguono nelle tonalità più scure. Anche qui ci domandiamo che storia, certamente un po&#8217; tormentata, abbia dietro questo pittore che qui conosciamo per la prima volta.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://museopalazzodoebbing.it/wp-content/uploads/2019/06/faustopirandello_pittore_museopalazzodoebbing_sutri_dialoghiasutri_vittoriosgarbi-2.jpg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Fausto Pirandello</figcaption></figure>
</div>

<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://museopalazzodoebbing.it/wp-content/uploads/2019/04/Ottone-Rosai-e1555771592749.jpg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Ottone Rosai</figcaption></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Ligabue e Guttuso</strong> invece, non hanno nessun bisogno di presentazione e se già conosciamo le loro opere e il loro modo di fare arte, ne restiamo comunque impressionati, come se avessimo davanti loro stessi in persona. Tanta è la soggezione che queste opere ci trasmettono, semplicemente esposte lì, in una parete grandissima, illuminate dal sole, pezzi di visioni e osservazioni e pensieri di due tra i più grandi artisti del Novecento. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perla tra le perle, l&#8217;esposizione di opere di <strong>Francis Bacon</strong>, introdotta da un commento audiovisivo dove si raccontano retroscena della vita dell&#8217;artista e del suo modo di fare arte: l&#8217;impatto è notevole, bello, l&#8217;espressione su tela intrigante, misteriosa, capace di creare confusione e stordire, grazie a questi volti che ci sono e non ci sono e a questi colori di sfondo che travolgono fin da lontano. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://museopalazzodoebbing.it/wp-content/uploads/2019/04/Renato-Guttuso-e1555772335847.jpg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Renato Guttuso</figcaption></figure>
</div>

<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://museopalazzodoebbing.it/wp-content/uploads/2019/06/antonioligabue_museopalazzodoebbing_sutri_dialoghiasutri_vittoriosgarbi-3.jpg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Antonio Ligabue</figcaption></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Infine, la parte che più abbiamo trovato bella, coinvolgente, splendida, seppur tutto il percorso fino a questo momento è stato una meraviglia, da godersi attimo per attimo. Le tele di <strong>Henri Rousseau</strong>, i colori accesi, frenetici, la ricchezza dei dettagli, le scene dinamiche, le espressioni di vite e di cieli che strillano decisi in una delle sale più grandi, su al terzo piano. <br>Qui, ciò che ci resta più impresso, è un dipinto di <strong><em>Ligabue</em></strong>: siamo a pochi centimetri da una tigre che si agita selvaggiamente morsa da una tarantola e siamo totalmente coinvolti in questa visione, quasi sconcertati dal dolore che la posizione del corpo e i colori di questo animale ferito ci trasmettono. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://museopalazzodoebbing.it/wp-content/uploads/2019/04/per-sito-3-e1555769035658.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non possiamo che uscire allibiti e davvero contenti, soddisfatti e assolutamente entusiasti di questa mattinata. Palazzo Doebbing è bellissimo, le opere che ospita sono state, in un modo molto intimo, tutte per noi: un regalo che ci fa sentire dei privilegiati. Questo, proprio questo sentirsi ricchi e appagati e speciali, è ciò che l&#8217;arte dovrebbe trasmettere a ognuno di noi. Critico o amatore, conoscitore o ignorante in materia, giovane o vecchio: l&#8217;arte che arricchisce e nutre lo spirito è proprio questa, proprio qui, a un dito di distanza tra la tela e l&#8217;occhio. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Le immagini dell&#8217;articolo sono tutte prese dal </em><a href="https://museopalazzodoebbing.it/"><em>sito web ufficiale</em></a><em> di Palazzo Doebbing</em></p>
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		<title>Il samovar: gesti di altri tempi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[LBM]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2019 20:20:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[1900]]></category>
		<category><![CDATA[Antiquariato]]></category>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Cremlino, negli appartamenti che furono di Vladimir Lenin, Enzo Biagi osservò interdetto come uno degli uomini più famosi e controversi della storia, fosse assolutamente essenziale e semplice nei suoi bisogni. Si trovava in Russia per un soggiorno di tre mesi e il suo desiderio era quello di conoscere intimamente la cultura e i personaggi [&#8230;]</p>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al Cremlino, negli appartamenti che furono di <strong>Vladimir Lenin</strong>, <em><strong>Enzo Biagi</strong></em> osservò interdetto come uno degli uomini più famosi e controversi della storia, fosse assolutamente essenziale e semplice nei suoi bisogni. Si trovava in Russia per un soggiorno di tre mesi e il suo desiderio era quello di conoscere intimamente la cultura e i personaggi che avevano fatto grande la storia di quel Paese. Così, dopo la tomba di Pasternak e una visita all&#8217;amante del grandissimo poeta Vladimir Majakovskij, Enzo Biagi si ritrovò nella cucina di Lenin a osservarne la nudità di comfort se non per un oggetto che, nelle sue indagini nelle case russe, non era mai mancato: <strong>il samovar</strong>. Anche Lenin, che rinunciava a gran parte degli agi e dei comfort che la sua posizione poteva garantirgli, non poteva fare a meno di questo prezioso oggetto, simbolo di una cultura complessa, tormentata e bellissima.  </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18638" srcset="https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-1-768x1024.jpg 768w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-1-225x300.jpg 225w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-1-1152x1536.jpg 1152w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-1-300x400.jpg 300w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-1-600x800.jpg 600w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-1.jpg 1440w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><br>Accessorio immancabile in una cucina russa, il samovar ha quasi certamente origini europee anche se ne ritroviamo tracce antiche in Turchia: probabilmente l&#8217;origine del samovar russo è rintracciabile in un primo modello olandese introdotto in Russia da <strong>Pietro il Grande</strong>, che con l&#8217;Olanda, all&#8217;epoca, aveva moltissimi affari e piaceri da gestire. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Presto migliorato rispetto a quel primo, curioso e stupefacente oggetto importato al seguito dello zar, il samovar divenne il simbolo della cucina russa, padrone incontrastato del tavolo o anche della stanza intera, nel caso dei samovar da pavimento, decisamente grandi e utili anche come riscaldamento.<br>La famiglia amava riunirsi intorno a questo grande bollitore e prendere il tè in un rito comune a moltissimi popoli che, anche in Russia, univa tutte le classi sociali. Il samovar era così presente che divenne ovviamente anche un simbolo dell&#8217;agiatezza dei suoi possessori: dall&#8217;ottone al rame, i più diffusi, fino a preziosi samovar interamente in argento o addirittura in oro, ricchi di intarsi, sezioni in porcellana, legni pregiati o pietre preziose. I più costosi mai fatti sono certamente quelli di Fabergé, il notissimo orafo russo, per pochissimi privilegiati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi il samovar ha perso molto del suo valore sociale e storico, non è più il simbolo di un momento collettivo, intimo, tra amici e famiglia. Gli antichi samovar sono diventati oggetti da collezione, sostituiti dai più comodi modelli elettrici, che non riescono però a sostituire il piacere grandissimo della preparazione e della cura necessari alla messa in opera di un vero e proprio rituale.  <strong>Ivan Aleksandrovič Gončarov</strong>, quel brillante autore che ha dato alle stampe la storia dell&#8217;uomo più pigro della storia, Oblomov, scriveva nel suo libro <strong><em>Fregata Pallada</em></strong> dedicato alle memorie in mare:  &#8220;Saprai cosa significa una tazza di tè quando, di ritorno da un gelo  pungente con trenta gradi sotto zero, entrerai in una stanza calda e ti  siederai accanto al samovar per saggiare la dignità del tè&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-4-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18640" srcset="https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-4-768x1024.jpg 768w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-4-225x300.jpg 225w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-4-1152x1536.jpg 1152w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-4-300x400.jpg 300w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-4-600x800.jpg 600w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-4.jpg 1440w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="18641" src="https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-2-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18641" srcset="https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-2-768x1024.jpg 768w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-2-225x300.jpg 225w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-2-1152x1536.jpg 1152w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-2-300x400.jpg 300w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-2-600x800.jpg 600w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-2.jpg 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="18639" src="https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-3-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-18639" srcset="https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-3-768x1024.jpg 768w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-3-225x300.jpg 225w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-3-1152x1536.jpg 1152w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-3-300x400.jpg 300w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-3-600x800.jpg 600w, https://labottegamargutta.com/wp-content/uploads/2019/05/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900-3.jpg 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>
</figure>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Praticamente impossibile addentrarsi nella letteratura russa senza trovare un riferimento al samovar, al tè e alla comunione intorno a questo grande bollitore che spesso ospitava in cima porcellane orientali o europee. Curioso infatti come in Russia, il culto del tè sia arrivato tardi, nel 1600 circa, introdotto proprio dalla Cina insieme agli accessori tradizionali necessari alla preparazione e al servizio. Eppure, prima del tè, ai tempi del leggendario Regno di Rus&#8217;, esisteva lo sbiten&#8217;, una beanda a base di miele ed erbe medicinali che però, di fronte all&#8217;ingresso del tè, non ha retto il confronto: così i russi ne hanno fatto un simbolo di orgoglio e distinzione, tanto da far diventare la loro versione nazionale famosa in tutto il mondo, sebbene per molti sia davvero troppo forte (tè nero e foglie di menta in infusione a creare un elisir potentissimo e soprattutto bollente). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il samovar presentato in queste immagini appartiene alla nostra selezione antiquaria, è stato acquisito in Inghilterra e si può acquistare <a href="https://labottegamargutta.com/home/prodotto/samovar-in-peltro-inghilterra-epoca-inizi-900/">qui</a>. </strong></p>
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